Sono previsti cambiamenti importanti per quanto riguarda il sistema universitario e una nuova legge in particolare potrebbe non piacere agli studenti di tutta Italia.
Il Decreto Università è stato approvato dalla Camera nelle scorse settimane, diventando ufficialmente legge. Come spiegato dalla ministra Anna Maria Bernini, verranno stanziati oltre 300 milioni di euro con l’obiettivo di potenziare il sistema di formazione superiore italiano, investendo nella ricerca e puntando alla stabilizzazione del personale precario. Le recenti misure che mirano a riformare il settore, tuttavia, hanno sollevato anche parecchi dubbi.
Negli ultimi anni le università italiane sono diventate protagoniste di un dibattito molto acceso. Fattori come la scarsità di finanziamenti per la ricerca e l’innovazione e la difficoltà di adattarsi alle nuove esigenze del mercato del lavoro pongono l’intero sistema davanti a sfide che non possono più essere ignorate. A tutto ciò si aggiunge la precarietà che influisce sul lavoro accademico e l’assenza di riforme che possano portare ad un rinnovamento.
Il Decreto Università è stato presentato come un importante punto di svolta, nell’intento di utilizzare efficacemente i fondi del PNRR investendo sulla formazione delle nuove generazioni. Il Ministero dell’Università e della Ricerca intende finanziare attività scientifiche e tecnologiche, con una particolare attenzione verso le infrastrutture e le collaborazione nazionali ed internazionali, oltre che i progetti innovativi.
Il Governo sta portando avanti una riforma del sistema di formazione superiore che, a partire dal prossimo anno scolastico, introdurrà una serie di novità importanti per gli studenti e i docenti. Non tutte, però, sono state accolte con entusiasmo. È il caso del nuovo test d’ingresso a Medicina. Presentato come la soluzione per eliminare definitivamente il numero chiuso, la sua approvazione ha fatto storcere il naso a tanti professionisti.
Secondo l’Ordine dei Medici, il rischio è che gli studenti vengano penalizzati da un sistema reso ancora più complesso. Il decreto prevede l’introduzione di un “semestre filtro” a numero aperto, con iscrizione libera per tutti. Le materie saranno incentrate su tre corsi comuni (biologia, chimica e fisica). Gli studenti che avranno superato gli esami con buoni esiti verranno selezionati alla fine del primo semestre e potranno accedere al secondo.
Chi non verrà ammesso in base alla graduatoria nazionale potrà scegliere un altro corso di laurea in ambito sanitario. La seconda scelta dovrà essere indicata al momento dell’immatricolazione. Agli studenti verrà data la possibilità di ripetere il semestre filtro, con i relativi esami, fino a tre volte. Per il momento non è ancora chiaro in che modo verranno assegnate le sedi.
Come sottolineato dai critici, la riforma dell’accesso a Medicina – nata con l’intento di eliminare il numero chiuso – non fa altro che posticipare la selezione degli studenti di un semestre e aumentare l’incertezza tra questi ultimi. Soprattutto per quanto riguarda la gestione dei 70mila universitari che, secondo le previsioni, si iscriveranno alla facoltà.
Infine, la possibilità di indicare dei corsi “affini” a cui iscriversi in caso di mancata ammissione al termine del semestre filtro rischia di alimentare la percezione delle professioni sanitarie come una seconda scelta di ripiego per chi non è riuscito ad accedere a Medicina.
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